Cos'è NHW

NHW (acronimo di Natural Hazards Wikisaurus) nasce come progetto terminologico per un ambito disciplinare specifico: le scienze della terra. E’ stato parte integrante del dottorato di ricerca di Elena Rapisardi, sulla gestione collaborativa via web delle geoscienze per la disaster resilience (resilienza ai disastri). 

NHW ha una precedente storia alle spalle che nasce dalla collaborazione tra Sabina Di Franco, geologa, ingegnere dell’emergenza e esperta in strumenti terminologici, e Elena Rapisardi, sociologa e esperta di comunicazione digitale.

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Assunto

Le Scienze della Terra sono una conoscenza chiave per poter affrontare con consapevolezza i disastri.

Deduzione

Le tante piccole e grandi emergenze dovute a fenomeni naturali ci indicano che, per quanto siano stati fatti dei passi avanti, bisogna ancora lavorare sulla consapevolezza della nostra vulnerabilità. Significa avere esatta comprensione della vulnerabilità dei luoghi in cui abitiamo o lavoriamo, delle infrastrutture, della vulnerabilità del sistema urbano, delle nostre personali vulnerabilità. 

Solo così possiamo essere soggetti proattivi e non passivi, senza quindi attendere che qualcuno ci dica cosa fare e quando alzare la soglia della nostra attenzione. 

Spesso sembra invece che ogni evento disastroso ci sorprenda, perché abbiamo perso memoria di eventi passati. Una strana meraviglia di fronte a dinamiche note e a volte anche ricorrenti. 

Quando accade un disastro

Ad ogni evento di emergenza la domanda di informazione aumenta.

I due grafici a sinistra mostrano l’andamento delle ricerche effettuate su Google di alcuni termini come rischio sismico, liquefazione, faglia

I picchi di ricerca corrispondono con eventi sismici, come il terremoto in Abruzzo e quello in Emilia Romagna. 

La velocità alla quale l’informazione – e la domanda di informazione – corre nel web impone nuove riflessioni, nuove strategie e nuovi strumenti.

La letteratura scientifica sulla comunicazione del rischio ha ampiamente dimostrato quanto sia importante passare da una guerra contro i pericoli alla preparedeness.
La conoscenza delle dinamiche e dei fenomeni naturali è un elemento cruciale per capire di cosa si tratta, e cosa può succedere in caso di evento. 
La percezione di un pericolo è influenzata da cosa sappiamo di quel pericolo. E’ sufficiente conoscere i comportamenti da adottare, se non sappiamo quando adottarli e perché?
Per non perdere la memoria è necessario lavorare su una migliore conoscenza dei pericoli naturali, conoscenza che le geoscienze hanno, ma che la comunità scientifica dovrebbe divulgare in modi efficaci e adeguati, facendosi anche portatrice presso attori, come la protezione civile, di un approccio collaborativo e aperto, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza di tutti e la resilienza ai disastri.

Conclusioni

Sapere osservare il territorio intorno a noi con l’occhio del geologo è un modo per ridurre la distanza tra noi e l’ambiente che ci circonda, per capire qual è il nostro rapporto con il territorio, anche quando l’intervento antropico rompe degli equilibri aumentando la nostra vulnerabilità. Un rinascimento culturale delle geoscienze che coinvolga anche gli organi di stampa, così da superare le spettacolarizzazioni e drammatizzazioni del giorno dopo e lavorare cooperativamente il “giorno prima”.

Il web come opportunità

In questo senso il web 2.0, con tutte le sue innovazioni e soluzioni, rappresenta un’opportunità per organizzare, diffondere e alimentare una strategia di comunicazione del rischio che trovi nelle geoscienze sia un criterio di ordinamento del sapere sui disastri, sia un criterio di spiegazione e comprensione delle dinamiche ambientali.
Il progetto sperimentale NHW ha lavorato proprio con questo spirito. Da un lato si è proposto di creare una piattaforma dove sviluppare e organizzare in modo collaborativo il sapere delle geoscienze per un pubblico eterogeneo; dall’altro ha iniziato una riflessione su come realizzare un sito web di protezione civile in grado di offrire una migliore conoscenza dei fenomeni, dei pericoli e rischi, così da diffondere un’informazione sul territorio organizzata, esauriente e mirata, dove la gestione dell’emergenza non sia un esercizio burocratico amministrativo, ma sia spiegata in termini di processo e di attività: una struttura web ideata su un’architettura dell’informazione (Information Architecture) fondata sulle geoscienze.

Al di là dell’entusiasmo suscitato dalla diffusione dei social media, che rappresentano comunque un canale di informazione da non sottovalutare, rimane il nodo del “contenuto di comunicazione”, perché anche usando Facebook o Twitter si diffondono informazioni, e quindi bisognerà produrre contenuti, che rispondano al nuovo bisogno di informazione espresso dagli utenti. Per questo l’idea di un’infrastruttura web strutturata e organizzata, secondo criteri espliciti, diventa essenziale per riuscire ad “essere pronti” (readiness) anche in termini di informazione, così da soddisfare una domanda sempre più esigente e “in concorrenza” con l’ecosistema web 2.0 dove gli user sono produttori, distributori e consumatori di informazione.